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La ricetta dei potenti per uccidere il mercato e-cig

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Un mercato affossato dai poteri forti. Quello delle sigarette elettroniche è un settore colpito su più fronti e in maniera trasversale, al solo scopo di fermarne sul nascere lo sviluppo. Premiato invece dal consumatore, consapevole che l’e-cig rappresenta uno tra gli strumenti più efficaci per allontanarsi progressivamente e definitivamente dal vizio del fumo. Insomma per rovinare un mercato basta una triplice azione: da parte dello stato che ancor prima di pensare a una serie di norme per regolamentare un settore valorizzandolo, utilizza lo strumento della tassazione sconsiderata per affondarlo.

Dalle lobby, che pur di non veder sfumare le proprie opportunità di guadagni miliardari, stanziano milioni al solo scopo di influenzare i politici. E, a chiudere il cerchio, alcune testate giornalistiche ‘compiacenti’ che con catastrofici titoloni creano panico mediatico, fomentando la repulsione verso la sigaretta elettronica con inchieste scarsamente approfondite. E’’ il caso di uno degli ultimi articoli di Repubblica, intitolato  “Metalli tossici nelle sigarette elettroniche – L’Istituto superiore di Sanità: cancerogene”, pubblicato il 14 giugno 2013 e a firma di Sarah Martinenghi, che fa riferimento alla recente inchiesta della rivista “Salvagente” sui metalli pesanti.

Un’indagine limitata a liquidi non certificati o controllati, non prendendo invece in esame il made in Italy di aziende, come Smoke, che sottopongono ogni prodotto messo in commercio a rigidissimi controlli. Elemento questo non certo riportato in calce al pezzo ma individuabile soltanto dopo un’accurata lettura dell’articolo in questione. Insomma l’ennesimo pretesto per fare di tutta l’erba un fascio: è la ‘ricetta’ dei potenti per demonizzare, ancora una volta, la sigaretta elettronica. Dal nostro punto di vista, l’ennesimo tentativo andato ‘in fumo’.